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La sterilizzazione in laparoscopia

Gli interventi di ovariectomia o ovarioisterectomia sono, nella pratica ambulatoriale quotidiana, le operazioni a cui più frequentemente i nostri amici a quattro zampe sono sottoposti. Per questo la Clinica Veterinaria Galilei ha contribuito a mettere a punto un metodo che fosse più sicuro possibile per la salute dei nostri animali.


Per quale motivo è consigliabile provvedere alla sterilizzazione delle femmine?

  1. motivi di ordine sociale: la convivenza con una femmina intera può essere problematica per le perdite ematiche che contraddistinguono il ciclo estrale nella cagna  e per l’attenzione, più o meno invadente, da parte dei cani maschi con cui entra in contatto;
  2. motivi di ordine pubblico: la lotta alle gravidanze non controllate per la prevenzione del randagismo;
  3. motivi di salute e benessere del cane: le ripetute sollecitazioni date dagli ormoni prodotti dalle ovaie possono provocare patologie dell’utero e delle ghiandole mammarie.

Quando è più opportuno intervenire?

E’ da sfatare il mito che ogni femmina debba partorire almeno una volta, tale evento non contribuisce in alcun modo al benessere del cane. E’ invece scientificamente provato che minore è il numero di calori che una femmina subisce e minori sono i rischi per la sua salute. Il nostro consiglio è di intervenire dopo il primo calore, preso come segno del raggiungimento di un completo sviluppo morfologico dell’animale.

Come viene eseguita l'ovariectomia laparoscopia?

L’accesso all’addome dell’animale avviene per mezzo di tre fori, di massimo un centimetro di diametro, attraverso i quali sono fatti passare tre portali chiamati trocar, uno degli accessi serve al passaggio di una microtelecamera che permette di avere una visione dettagliata dell’interno dell'addome, insufflato con anidride carbonica per avere maggiore possibilità di movimento. Altri due trocar, servono per il passaggio di speciali pinze che permettono di individuare le ovaie e procedere alla loro asportazione, garantendo nello stesso l’emostasi. Questa tecnica mini-invasiva assicura un accesso ridotto, sulla cute rimarranno soltanto tre piccoli punti, diminuendo il rischio di infezioni ed il dolore, e tempi di intervento diminuiti, di conseguenza minor rischio anestesiologico. In condizioni di particolare reattività dell’utero sarà possibile asportarlo semplicemente ampliando di alcuni millimetri uno degli accessi.

Non esitate a contattarci per avere informazioni più dettagliate!

Laserterapia

Il termine laser deriva dall'acronimo inglese “light amplification by stimulated emission of radiation”, tale termine è usato in campo medico per indicare un dispositivo che emette radiazioni luminose che agiscono a livello cellulare e tissutale con svariate azioni terapeutiche: antinfiammatoria, antiedemigena, analgesica e biostimolante.

In caso di avvelenamento

Negli animali  in cui si sospetta l’ingestione di una sostanza tossica è importante agire prontamente e mantenendo la calma.


La prima cosa da fare è contattare il proprio veterinario o il servizio di pronto soccorso veterinario reperibile che vi guiderà lungo il percorso necessario a salvaguardare la salute del vostro amico a quattro zampe. Il primo passo che potrebbe esservi richiesto di compiere è l’induzione dell’emesi, stimolare il vomito, entro un’ora dall’ingestione, può rivelarsi una manovra salvavita, è sconsigliato solo quando la sostanza ingerita è un acido o una base forte o un derivato del petrolio. Il modo più facile per un proprietario per indurre il vomito è far ingerire al proprio animale del perossido d’idrogeno (acqua ossigenata), in ragione di 1-2 ml per ogni kg di peso, o del sale da cucina (diluito in poca acqua), circa 1 o 2 cucchiaini a seconda della taglia del soggetto. Una volta effettuata questa prima operazione, sarà necessario portare l’animale in visita per effettuare una valutazione più approfondita e stabilire se sia necessaria un’ulteriore terapia sintomatica, a tale scopo, dove è possibile, è utile fornire al veterinario tutti i dati relativi la sostanza ingerita (confezioni o simili).

Quali sono le sostanze tossiche alle quali è necessario far fronte più comunemente?

  1. antagonisti della vitamina k: usati come rodenticidi, hanno un’azione anticoagulante, la sintomatologia è caratterizzata da emorragie ed ematomi, l’azione fortunatamente è lenta e richiede alcun giorni, la prognosi è spesso favorevole.
  2. colecalciferolo: anch’esso usato come rodenticida, provoca alterazioni del sistema cardiocircolatorio, renali e neurologiche, ha un’azione rapida.
  3. brometalina: un altro rodenticida, più pericoloso nel gatto rispetto al cane, provoca segni neurologici e a volte la morte, agisce molto rapidamente.
  4. stricnina: pesticida, spesso usata a scopo doloso, provoca convulsioni e spasmi muscolari, agisce rapidissimamente.
  5. glicole etilenico: sostanza contenuta nel liquido antigelo, agisce in tre fasi provocando inizialmente depressione del sensorio, poi alterazioni del sistema cardiopolmonare e infine insufficienza renale.
  6. organofosfati e carbamati: usati come pesticidi o contro pulci e zecche, provocano salivazione, lacrimazione, incontinenza urinaria, diarrea, spasmi muscolari e depressione del sensorio.
  7. metaldeide: usata come lumachicida; agisce rapidamente provocando convulsioni, spasmi muscolari e segni neurologici, la prognosi è riservata per le prime 24 ore.
  8. caffeina, teobromina e teofillina: sostanze contenute nel caffè e nella cioccolata, hanno dosi tossiche molto alte e quindi raramente danno effetti negativi se non in caso di ingestione ripetuta di grandi quantità.

Una volta messo al sicuro l’animale, sarà impostata una terapia disintossicante di mantenimento con adsorbenti intestinali (come il carbone attivo o il caolino) o veri e propri antidoti.

Ricordiamo ancora una volta l’importanza di informare tempestivamente il proprio veterinario.

Sindrome urologica felina

Con il termine sindrome urologica felina (FUS) è indicata un’affezione che coinvolge le vie urinarie del gatto con sintomi variabili.


L’eziologia è quanto mai variegata, alcuni studi hanno dimostrato la possibile interferenza di agenti virali, calicivirus ed herpesvirus in particolare, anche lo stress sembra giocare un ruolo nell’aggravare la sintomatologia.

Tutti i gatti possono essere colpiti, sia maschi che femmine, senza predilezione di razza o di età anche se i soggetti giovani o adulti sembrano essere maggiormente interessati dal problema.

I sintomi più comunemente osservati sono:

  1. disuria (difficoltà dell'orinare);
  2. ematuria (presenza di sangue nelle urine);
  3. pollachiuria (emissione con elevata frequenza di piccole quantità di urina);
  4. incontinenza urinaria;
  5. ostruzione uretrale (frequente nei maschi).

Il protocollo diagnostico comunemente messo in atto prevede:

  1. analisi delle urine, al fine di valutare l’ematuria e la proteinuria, segni di infiammazione delle vie urinarie;
  2. esami ematici, indispensabili in caso di ostruzione per valutare la funzionalità renale;
  3. radiografie o ecografie, per verificare la presenza di uroliti (calcoli formati da aggregati di cristalli minerali).

Il trattamento da approntare prevede: il ricovero per quei pazienti soggetti a ostruzione uretrale che dovranno essere cateterizzati; una copertura antibiotica in caso di ematuria; spasmolitici o antidolorifici in caso di dolore addominale; fluidoterapia se la funzionalità renale è compromessa; una dieta adeguata, povera di sali minerali e acidificante le urine così da sciogliere i cristalli già presenti.

La prognosi tende ad essere favorevole e a risolversi in 4-7 giorni, è estremamente importante seguire con diligenza le terapie e la dieta prescritte perché in caso di recidive frequenti potrebbe rendersi necessario intervenire chirurgicamente per l’asportazione di calcoli vescicali o la “femminilizzazione” dei gatti maschi nuovamente ostruiti (per femminilizzazione si intende la resezione del pene e parte dell'uretra per creare un’apertura più ampia e virtualmente meno ostruibile).

Quando il pet sporca casa

Quando il cane o il gatto fanno i loro bisogni dove non dovrebbero si parla di eliminazione inappropriata o housesoiling.


Esistono condizioni che possiamo considerare parafisiologiche e, quindi, tali da non destare eccessiva preoccupazione:

  1. la marcatura del territorio nel gatto maschio;
  2. l’incompleto controllo degli sfinteri nel cucciolo;
  3. l’urinazione durante stati di eccitazione o di ansia.

Se il problema non è ascrivibile a queste tipologie di evento allora è possibile sospettare una causa patologica.

In questo caso il problema può essere di natura:

  1. comportamentale;
  2. degenerativa (patologie muscoloscheletriche, insufficienza renale);
  3. anatomica (ureteri ectopici);
  4. metabolica (diabete, insufficienza epatica, ipo-iperadrenocorticismo);
  5. neoplastica;
  6. infiammatoria.

Il piano diagnostico che deve essere messo in atto per capire qual è la causa predisponente prevede: esami ematici (al fine di scongiurare cause metaboliche, infiammatorie e degenerative), analisi delle urine e diagnostica per immagini (per valutare l’apparato scheletrico, la presenza di neoplasie o eventuali anomalie anatomiche).

Il trattamento dipende dalla causa sottostante: la marcatura del territorio può essere eliminata mediante castrazione, stati di eccitazione o di ansia, come tutte le altre possibili cause comportamentali, possono richiedere l’intervento di un comportamentista o di un educatore, adeguate terapie devono essere messe in atto per i problemi degenerativi, metabolici o infiammatori, la chirurgia può essere indicata in caso di problemi anatomici o neoplastici.

La causa scatenante influisce anche sulla prognosi, i problemi comportamentali possono essere tenuti sotto controllo ma è difficile raggiungere una guarigione completa  definitiva, maggiori garanzie si hanno per la maggior parte dei disturbi organici, sebbene alcuni di essi, ad esempio quelli infiammatori, siano suscettibili di ricadute.

Visto che questo problema, oltre ad essere fastidioso, può nascondere cause serie è consigliabile, in caso si presenti, informarsi presso il veterinario su quali accorgimenti intraprendere per rimettere in sesto il  vostro amico a quattro zampe.

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