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Coprofagia e pica

Per pica si intende un disturbo che spinge l’animale ad ingerire oggetti non commestibili, una forma particolare è la coprofagia ovvero l’ingestione compulsiva di feci.


Sebbene il problema possa essere legato solo ad una alterazione comportamentale in alcuni casi è possibile rivelare una causa patologica sottostante, ad esempio anemia, patologie gastroenteriche ed epatiche, terapie a base di corticosteroidi e progestinici.

Il sintomo sembra essere più frequente nelle femmine, ad esempio le madri che hanno appena partorito sono solite ingerire le feci dei cuccioli ma anche femmine sterilizzate possono manifestarla; nei cuccioli un atteggiamento frenetico di ingestione è spesso normale.

Alcuni fattori di rischio, oltre a quelli sopra elencati, possono predisporre al sintomo:

  1. ricovero in canili;
  2. diete povere di fibre.

E’ importante stabilire la causa sottostante per cercare di curarla, valutando la dieta del soggetto e facendo un esame obbiettivo generale.

Il piano diagnostico da mettere in atto prevede:

  1. un esame completo delle feci;
  2. valutazione degli enzimi digestivi;
  3. valutazione degli ormoni tiroidei;
  4. radiografie dell’addome;
  5. eventuale endoscopia dell’esofago e del piccolo intestino.

La cura dipende dalla causa sottostante, in linea generale vanno corretti eventuali deficit nella dieta, se un particolare oggetto scatena l’interesse dell’animale può essere spalmato con sostanze dal sapore sgradevole, se la coprofagia riguarda le proprie feci o quelle di altri animali noti può essere utile somministrare compresse che rilasciano sostanze amaricanti nell’escreto.

Le complicanze più comuni possono essere re-infestazioni con parassiti intestinali o, in caso dell’ingestione di corpi estranei taglienti, appuntiti o voluminosi, perforazioni o ostruzioni intestinali.

Se il vostro animale presenta anche leggere manifestazioni di questo fenomeno è necessario che sia visitato da un veterinario, soprattutto in caso di comparsa di vomito, assente evacuazione, scarso appetito e apatia.

La leucemia virale felina e l’immunodeficienza felina

La leucemia virale felina e l’immunodeficienza felina sono considerate due delle patologie più importanti dei felini domestici.

La diarrea occasionale nel cane

La diarrea è un sintomo piuttosto diffuso che possiamo provare ad alleviare con alcuni rimedi casalinghi. E’ importante, però, che rimanga l’unico sintomo e che non sia accompagnato da vomito, perdita di appetito e/o di vitalità. In questi casi non esitate a contattare il vostro veterinario perché potrebbe trattarsi di una gastro-enterite di natura batterica, virale o provocata da un’intossicazione o da corpi estranei, ecc.


Innanzitutto bisognerebbe tenere a digiuno il nostro amico a quattro zampe per almeno 24 ore. Così facendo l’intestino irritato può rimanere a riposo, permettendo quindi una più rapida rigenerazione della mucosa; in caso di diarrea il digiuno è già una terapia!

E’ poi fondamentale far bere al vostro cane abbondanti liquidi per evitare la disidratazione, l’acqua fresca non deve mancare in questa fase di digiuno, in concomitanza potete preparare brodi leggeri e infusi come di seguito indicato: acqua di riso, si fa bollire per un’ora un cucchiaio di riso in un litro d’acqua (senza sale!). Per rendere la bevanda più attraente, a 15-20 minuti dalla fine della bollitura, aggiungere una fettina di carne bianca (pollo o tacchino), una carota intera ed un cucchiaio di olio di oliva. Quando il tutto è tiepido, somministrare una tazza ogni 5-10 kg della sola parte liquida più volte al dì. Per aumentare l’appetibilità si potrà sciogliere un cucchiaino di ricotta per tazza (se non sono state riscontrate intolleranze verso il lattosio!).

Molto utile abbinare l’effetto terapeutico di alcune piante da somministrare sotto forma di tisane che in base al loro modo di preparazione distingueremo in decotti (ovvero si fa bollire un cucchiaio di sostanza per 10-15 minuti in ½ litro d’acqua, si fa raffreddare con coperchio e si filtra) oppure in infusi (appena spenta la fiamma, si pone la sostanza nell’acqua bollente con coperchio per 5-10 minuti e poi si filtra).

Per convincere i vostri animali a berle, si possono proporre anche insieme all’acqua di riso, nella dose indicativa di una tazza ogni 5-10 kg di peso almeno 3-4 volte al dì.

Le piante di seguito indicate saranno raggruppate in base alla loro principale azione benefica, ovvero:

1) antiinfiammatoria,

2) astringente,

3) compattante delle feci.

 

1) Piante con effetto antiinfiammatorio:

-Alloro, foglie; infuso. Favorisce la digestione, stimola la rimozione dei gas intestinali, antisettico, calmante.

- Camomilla; fare decotto con un cucchiaio di fiori (o una bustina). Pianta del benessere, disinfettante e antispastica.

-Finocchio, semi; decotto. Antiputrefattiva per ridurre i gonfiori intestinali.

- Malva; infuso. Lenitiva perché ricca di mucillagini.

- Melissa; infuso. Antispastica e sedativa, è ottima come calmante per la sera.

- Tiglio; infuso. Antispastico e disintossicante.

- Aloe ;succo 5ml/10kg due volte al dì. Rigenerativa, immunostimolante, disintossicante.

2) Piante con effetto astringente: Questa azione è resa possibile soprattutto grazie alla presenza di tannini che una volta a contatto con le proteine della mucosa dell’apparato digerente, rendono quest’ultima poco permeabile. In questo modo la mucosa è protetta da parassiti e sostanze irritanti e riduce la secrezione.

-tè verde; infuso. Antiossidante, drenante

- Mirtillo nero; ricco di flavonoidi come antociani e quercetina con funzione antiossidante. Si può somministrare il frutto fresco con tutta la buccia che è la parte più ricca di tannini (anche schiacciati nel cibo una o due bacche ogni 5kg). In erboristeria si trovano le bacche essiccate per farne un decotto.

-Limone; succo. Disinfettante. Indicativamente ½ limone ogni 10 kg

-corteccia di quercia (30 gr/litro d’acqua) e foglie di mora sono anche loro molto utili in decotto e facilmente reperibili approfittando di raccoglierle durante una passeggiata in campagna.

3) Piante con effetto compattante sulle feci: Questa azione è data dalle pectine che sono in pratica fibre con capacità gelificanti e quindi in grado di trattenere una grande quantità di acqua.

-carruba, frutto. Si trova nei pet corner sotto forma di prodotti indicati proprio per il trattamento della diarrea ed è facilmente reperibile in polvere in erboristeria. In questa forma se ne può somministrare un cucchiaino ogni 5kg sciolto in poco liquido (acqua, brodo, tisana) oppure direttamente nel cibo. Ha un caratteristico sapore dolciastro, molto gradito da alcuni o poco attraente per altri, ma, visti i benefici, vale comunque la pena di provare.

-carota, radice. Rassoda le feci grazie all’elevato contenuto di pectine. E’ in oltre disintossicante e ricca di vitamine.

-carbone attivo (o carbone vegetale) in compresse. Nelle prime fasi della diarrea risulta essere molto utile per compattare le feci e non è da trascurare il suo effetto adsorbente, in grado, cioè, di trattenere a se sia gas che vari tipi di sostanze tossiche che così non vengono assorbite dall’intestino. Per questo motivo, se si stanno somministrando dei farmaci, questi vanno dati almeno mezz’ora prima o due ore dopo il carbone in dosi indicative di una compressa (0,5 gr) ogni 5-10 kg una o due volte al dì.

Dopo il periodo di digiuno è importante ricominciare ad alimentare il cane con cibi leggeri e pasti piccoli e frequenti per almeno 2-3 giorni. Possiamo, quindi, cucinare della carne bianca senza grassi (si può utilizzare quella che ci è servita per cuocere il brodo) insieme a delle carote e del riso bianco. Al posto del riso si può usare anche dell’orzo decorticato (da cuocere almeno 20-25 minuti dopo qualche ora di ammollo) o delle patate lesse sbucciate. Dato che la dieta durerà solo pochi giorni, non preoccupatevi se non è perfettamente bilanciata. Non dimenticate di aggiungere alla fine un po’ di olio d’oliva.

Molto utile in casi di disturbi intestinali far assumere fermenti lattici per un ciclo di 10-15 giorni. In commercio si possono trovare qualità appositamente studiate per l’apparato digerente dei nostri cani i quali hanno un pH gastrico più acido del nostro.

Per finire alcune avvertenze:

Nei cuccioli una diarrea molto liquida può essere pericolosa e portare l’animale a morte per disidratazione! Non esitate a contattare il vostro veterinario.

Un cambio di dieta drastico può scombussolare l’apparato digerente, quindi il consiglio è di diminuire gradualmente nei pasti le percentuali del cibo che si vuole cambiare ed aumentare il nuovo cibo fino a sostituirlo del tutto nell’arco di 4-5 giorni

Una diarrea con molto muco indica infiammazione soprattutto del grosso intestino. Una dieta più ricca di fibre può risultare utile.

La Peritonite Infettiva Felina

La Peritonite Infettiva Felina, o FIP come è comunemente abbreviata, è un’infezione virale che colpisce il gatto spesso con esito letale.


L’agente responsabile è denominato Coronavirus Felino, è un virus molto sensibile che in assenza di portatori non resiste nell’ambiente per più di un giorno, è un ospite comune dell’intestino del gatto con il quale può convivere in modo del tutto asintomatico, è la sua mutazione, insieme ad un indebolimento delle difese immunitarie dell’ospite, che può indurre la comparsa della malattia in forma conclamata.

I fattori predisponenti la comparsa della malattia sono tre:

  1. età: sono colpiti più probabilmente animali giovani o anziani;
  2. ambiente: il sovraffollamento, come può avvenire in colonie o allevamenti, favorisce l’insorgenza;
  3. stress.

I sintomi con i quali la FIP si presenta sono: febbre, prostrazione, deperimento e disidratazione, ittero (colore giallastro delle mucose). Esistono poi sintomi tipici che caratterizzano i due tipi di Peritonite:

  1. forma umida: chiamata così per l’accumulo di liquido a livello di addome, pleura o pericardio, ha un decorso estremamente rapido portando il soggetto colpito a morte in poche settimane;
  2. forma secca: caratterizzata dall’accumulo di lesioni granulomatose a livello di reni, fegato, linfonodi, sistema nervoso centrale e organi annessi, ha un decorso più lento, da pochi mesi a due anni.

A causa delle sue caratteristiche, la diagnosi di FIP è quanto mai complicata, si può parlare di sospetto quando si riscontrano determinati rilievi analitici:

  1. anemia;
  2. alterazioni dei globuli bianchi quali neutrofilia e linfopenia;
  3. alterazioni biochimiche dipendenti dall’organo colpito;
  4. alterazioni dell’elettroforesi con aumento delle alfa-2 e delle gamma-globuline.

Una conferma diagnostica può essere data dall’analisi del versamento che si riscontra nella forma umida, tale secreto appare tipicamente giallastro, limpido, denso e può essere sottoposto a elettroforesi (aumento gamma-globuline), citologia o immunoistochimica (alta carica virale).

Per quanto riguarda la forma secca, l’unica diagnosi certa può essere fatta post-mortem, analizzando gli organi colpiti che presenteranno caratteristici depositi di fibrina e lesioni nodulari.

Le terapie ad oggi usate in caso di FIP non hanno mostrato grande efficacia, si basano principalmente sull’uso di sostanze ad attività immunomodulatrice, cortisoniche e non, e sull’uso di interferone.

Medicina d'urgenza del coniglio

Da qualche anno a questa parte la grande famiglia dei pet ha accolto il coniglio fra gli animali da compagnia più comuni. Questo ha spinto il medico veterinario ad affinare le proprie capacità cliniche nei confronti di una specie estremamente delicata e che necessita di cure attente e particolari.

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