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La Peritonite Infettiva Felina, o FIP come è comunemente abbreviata, è un’infezione virale che colpisce il gatto spesso con esito letale.


L’agente responsabile è denominato Coronavirus Felino, è un virus molto sensibile che in assenza di portatori non resiste nell’ambiente per più di un giorno, è un ospite comune dell’intestino del gatto con il quale può convivere in modo del tutto asintomatico, è la sua mutazione, insieme ad un indebolimento delle difese immunitarie dell’ospite, che può indurre la comparsa della malattia in forma conclamata.

I fattori predisponenti la comparsa della malattia sono tre:

  1. età: sono colpiti più probabilmente animali giovani o anziani;
  2. ambiente: il sovraffollamento, come può avvenire in colonie o allevamenti, favorisce l’insorgenza;
  3. stress.

I sintomi con i quali la FIP si presenta sono: febbre, prostrazione, deperimento e disidratazione, ittero (colore giallastro delle mucose). Esistono poi sintomi tipici che caratterizzano i due tipi di Peritonite:

  1. forma umida: chiamata così per l’accumulo di liquido a livello di addome, pleura o pericardio, ha un decorso estremamente rapido portando il soggetto colpito a morte in poche settimane;
  2. forma secca: caratterizzata dall’accumulo di lesioni granulomatose a livello di reni, fegato, linfonodi, sistema nervoso centrale e organi annessi, ha un decorso più lento, da pochi mesi a due anni.

A causa delle sue caratteristiche, la diagnosi di FIP è quanto mai complicata, si può parlare di sospetto quando si riscontrano determinati rilievi analitici:

  1. anemia;
  2. alterazioni dei globuli bianchi quali neutrofilia e linfopenia;
  3. alterazioni biochimiche dipendenti dall’organo colpito;
  4. alterazioni dell’elettroforesi con aumento delle alfa-2 e delle gamma-globuline.

Una conferma diagnostica può essere data dall’analisi del versamento che si riscontra nella forma umida, tale secreto appare tipicamente giallastro, limpido, denso e può essere sottoposto a elettroforesi (aumento gamma-globuline), citologia o immunoistochimica (alta carica virale).

Per quanto riguarda la forma secca, l’unica diagnosi certa può essere fatta post-mortem, analizzando gli organi colpiti che presenteranno caratteristici depositi di fibrina e lesioni nodulari.

Le terapie ad oggi usate in caso di FIP non hanno mostrato grande efficacia, si basano principalmente sull’uso di sostanze ad attività immunomodulatrice, cortisoniche e non, e sull’uso di interferone.

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